Vegan, ma non solo!

Dieta vegetale, ma non solo... qui si tratta di alimentazione naturale a 360°, di stile di vita sano, di scelte consapevoli, chiamiamola pure "salute allargata": salute del corpo, della mente, dello spirito, ma anche salute dell'intero pianeta.
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mercoledì 22 aprile 2015

Un video interessantissimo

Vi segnalo che ho aggiunto un nuovo link a un video nella sezione "I video ispiranti", lo volevo sottolineare perché ritengo che sia un argomento particolarmente degno di nota e credo che possa essere davvero utile guardarlo.

Si tratta di un servizio de Le Iene, nel quale viene riassunta un'indagine su quali siano frutta e verdura da evitare e quali invece siano le migliori da acquistare.
Il link è questo:

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/toffa-quando-frutta-e-verdura-possono-fare-male_521468.html

Buona visione!!!


lunedì 27 ottobre 2014

L'importanza dell'integrale

Qualche giorno fa parlavo di farine integrali con mio babbo che è stato il capo mugnaio di un importante molino industriale per molti anni della sua vita. Mi ha spiegato come venivano prodotte le farine dove lavorava lui, procedure che non erano molto diverse da quelle di tutti gli altri grandi molini concorrenti.

Tutto è iniziato perché io sostenevo che le farine integrali sono quelle che contengono il chicco intero macinato con tutte le sue componenti, ma in pratica ho scoperto che questa è solo una gran bella illusione perché, soprattutto a livello industriale, la farina integrale viene fatta con quella bianca alla quale vengono aggiunti di nuovo i cruscami tolti all'inizio del procedimento di lavorazione. I macchinari industriali sono progettati per fare così, lavorano in sequenza l'uno dietro l'altro e non è più prevista la macinazione del chicco intero come veniva fatto una volta, perché dopo non sarebbe più possibile separare la crusca dal resto.

Incuriosita e anche un po' arrabbiata, mi sono fatta spiegare per bene come funziona il lavoro molitorio o per lo meno come funzionava da lui, alla grande industria. Il chicco, che arrivava intero, veniva innanzitutto separato dalla crusca, successivamente era privato del germe (che veniva venduto a parte come "germe di grano"), così quello che restava da macinare era solo la parte amidacea dalla quale veniva ricavata la farina bianca che attraverso vari processi di lavorazione poteva diventare di tipo 00, 0, 1, 2 oppure integrale. Nel lavorare la tipo 2 (semintegrale) o la integrale, alla farina bianca ottenuta nella prima fase di lavorazione veniva riaggiunta una parte dei cruscami che erano stati tolti inizialmente, mentre il germe non era neanche preso in considerazione, perché per sua natura (tende a irrancidire molto velocemente) avrebbe portato tutta quanta la farina che lo conteneva ad avere un tempo di scadenza di gran lunga inferiore.

Per capire i diversi tipi di farina mi sono fatta dare una piccola ulteriore spiegazione: la classificazione delle farine viene fatta in base alle "ceneri residue"... in pratica la farina viene bruciata e viene misurato quello che è il residuo della combustione (composto di solito dai minerali o dai loro ossidi, che non bruciano), tanto più è basso questo residuo tanto più la farina viene considerata "pura". Mi spiego meglio: "00" significa che ci sono pochissimi residui, "0" che ce ne sono pochi, "1" che ce ne sono un po' di più, la tipo "2" (farina semintegrale) ne ha parecchi, nella integrale ce ne sono tantissimi. Non sto a dilungarmi sul fatto che questi residui incombusti sono quelli dei nutrienti che più sono utili al nostro organismo... per cui meno ce ne sono, più la farina risulta "povera"!

Ovviamente sta a noi accertarci di cosa compriamo, innanzitutto tenendo conto che fa fede solo l'etichetta contenente l'elenco degli ingredienti (come già spiegato in questo articolo precedente), ma stando anche attenti alle leggi vigenti e ai loro "trucchetti". E' indispensabile infatti notare anche che esiste una normativa ben precisa sulle farine alimentari (vedere qui), nella quale si parla di ceneri minime e massime o di proteine minime e massime per definire la tipologia di farina (ad esempio quella di grano tenero integrale deve avere, in percentuale, ceneri tra 1.30 e 1.70 e proteine massime pari a 12.00), ma non si parla mai di obbligo di reinserire sia i cruscami che il germe per ottenere questi risultati, quindi è molto probabile che nelle comuni farine integrali che troviamo in commercio, non siano contenute in proporzione fedele tutte le parti del chicco naturale. L'unico modo per essere sicuri che il cereale sia presente nella sua interezza è quello di conoscere il produttore e poterlo quindi verificare di persona, oppure possiamo optare per l'acquisto di un piccolo molino casalingo e macinarci direttamente i chicchi nel momento del bisogno... cosa che tra l'altro ci garantirebbe anche l'estrema freschezza della farina così ottenuta. Io sono in attesa di ricevere quello che ho ordinato nei giorni scorsi su internet!!!

Ma torniamo ad analizzare i processi industriali e le loro dirette conseguenze...
Per maggiore chiarezza esplicativa, credo sia utile vedere come è fatto un chicco di un qualsiasi cereale intero (quindi integrale!): il chicco è composto nella parte esterna dalla crusca, che è un "rivestimento" di vari strati che hanno la funzione di proteggere l'interno dalla luce solare, dall'attacco di parassiti, dalle malattie della pianta, dal contatto diretto con l'acqua piovana, ecc. Poi c'è il germe che è la parte "viva" del chicco, rappresenta cioè l'embrione che, se viene fecondato dal polline, successivamente darà vita a una nuova spiga. Infine la parte maggiore del chicco è costituita dall'endosperma, che serve da riserva energetica per la nuova piantina che germoglierà.

Le proprietà nutritive delle varie parti del chicco sono ovviamente molto differenti tra loro: la crusca contiene fibre, antiossidanti, fitonutrienti, vitamine, ferro, zinco, rame, magnesio. Nel germe invece sono contenute vitamine del gruppo B, vitamina E, antiossidanti, fitonutrienti e grassi insaturi. L'endosperma infine è molto meno ricco di nutrienti (non ha particolari qualità in quanto a vitamine e sali minerali) e contiene quasi unicamente carboidrati (amido) e proteine, è quindi molto triste pensare che le farine più raffinate contengano SOLO quest'ultima parte!!!

Un tempo, quando i chicchi venivano consumati nella loro forma integrale, le farine erano complete di tutte queste sostanze nutritive, ma perché con l'avvento dell'industria abbiamo perso questa sana abitudine? Tutto è avvenuto gradualmente, mentre si ricercavano sapori più delicati per battere la concorrenza oppure in funzione di consistenze più soffici o ancora per garantire una maggiore conservazione nel tempo... il prodotto integrale è quindi divenuto meno remunerativo per l'industria alimentare e così un poco alla volta ci siamo abituati a mangiare tutto quanto raffinato, ma purtroppo così facendo abbiamo perso in naturalezza e in salubrità dei prodotti alimentari. Infatti i cereali integrali, al contrario dei loro fratelli raffinati, hanno tantissime proprietà: aiutano a ridurre l'insorgenza di problemi cardiaci, sono utili a tenere più equilibrato il colesterolo e il livello di glicemia nel sangue, tengono a bada la sindrome metabolica, inoltre mangiando cereali integrali si riduce il rischio di alcuni tipi di cancro (soprattutto all'apparato digerente), infine essendo molto meno calorici e avendo un potere saziante molto più forte contribuiscono a mantenere corretto il peso corporeo e aiutano addirittura a perdere chili se il peso è in eccesso.

Non voglio parlare, poi, del fatto che le farine raffinate molto spesso vengono sbiancate per essere più belle da vedere (come se digerissimo con gli occhi anziché con stomaco e intestino!) e noi inevitabilmente ci mangiamo tutti i residui chimici del processo di sbiancamento, residui che ovviamente non troveremo mai elencati in etichetta poiché inferiori al limite minimo obbligatorio per essere indicati.
Evito anche di approfondire l'argomento (anche se è doveroso farne accenno) delle farine "arricchite": le più aberranti! Sono quelle che vengono reintegrate di vitamine sintetiche, assolutamente non paragonabili a quelle naturali perse con la raffinazione... non sarebbe molto meglio semplicemente evitare di raffinare la farina anziché togliere sostanze nutritive naturali per poi reintegrarne sinteticamente solo una parte?

Ovviamente la mia ricerca sull'integrale non si poteva fermare qui... perché non sono solo le farine a venire lavorate e depauperate, ma anche i cereali interi: il riso bianco che comunemente mangiamo, ad esempio, è stato raffinato (nonché spesso sbiancato).
I cereali possono subire differenti processi di lavorazione, il primo dei quali spesso è indispensabile (per esempio per il farro, l'orzo e l'avena) ed è il processo di decorticazione, attraverso il quale si tolgono i tegumenti esterni che non sono commestibili per l'essere umano... possiamo dire quindi che con la decorticazione si toglie solo l'indispensabile mantenendo tutto il resto, perciò il cereale si può considerare integrale.
Per quanto riguarda il farro, l'orzo o l'avena, c'è poi un processo ulteriore detto di perlatura che è a tutti gli effetti una prima raffinazione: essa porta alla rimozione della parte più esterna del chicco, quindi la parte più ricca di fibre, il tutto perché così si evita di dover mettere il cereale in ammollo prima di cucinarlo e inoltre si dimezza il tempo di cottura (nel caso del riso il processo è analogo, ma anziché perlatura il processo si chiama brillatura)...  abbiamo ottenuto così un prodotto semintegrale.
Di male in peggio: dopo ci può essere l'ulteriore procedimento col quale il chicco viene privato anche del germe, in seguito si possono fare procedure di sbiancamento e infine addirittura quelle di precottura (quando invece i cereali integrali, per essere davvero sani, andrebbero cotti con una quantità d'acqua che ne permetta il completo assorbimento per evitare la dispersione di preziosi nutrienti!).

Concludo rimandandovi ad un video del Prof.Berrino... se non vi ho convinti io sull'importanza di mangiare integrale, forse potrà farlo lui!!! (https://www.youtube.com/watch?v=nnxcYSh1XRU&list=PLBBC293D79E8C029D&index=6)



Fonti:
http://www.wholevegan.com/refined_flour.html#How%20White%20Flour%20is%20Made
http://www.eufic.org/article/it/expid/Foglio-informativo-cereali-integrali/
(e naturalmente l'esperienza lavorativa diretta di mio babbo!!!)




martedì 7 ottobre 2014

Maionese senza uova

Ok, lo ammetto, mi sono fatta prendere dal desiderio di "troiai", come si dice qui in Toscana!!!
E allora, per continuare a rispettare il mio stile alimentare, ma farmi lo stesso una "coccola" post-operatoria, mi sono inventata una pseudo-maionese con gli ingredienti che avevo in casa... beh, nonostante sia stato solo un esperimento, mi è venuta buonissima!!! :o)))

Guardando su internet ho trovato parecchie proposte di maionesi vegane, ma mi mancava sempre qualche ingrediente di quelli proposti... quindi ci ho riflettuto un po' sopra: alla fin fine si tratta di mischiare un elemento proteico con uno oleoso e fare un'emulsione, da insaporire con limone e un po' di sale... si può trovare di certo qualcosa da sostituire alle uova, pur avendo così poco nel frigorifero!

E' finita che ho scelto come elemento proteico lo yogurt di soia magro e poi, per dare un po' di consistenza al composto, come ingrediente oleoso ho scelto la salsa di semi di sesamo "Tahin". Il limone ce l'avevo, il sale (marino integrale) lo stesso... e poi, il tocco magico per dare il giusto colore al tutto, ho aggiunto una puntina di curcuma.

Piccolo (doveroso) approfondimento: la crema Tahin è fatta con semi di sesamo tostati e con olio di semi di sesamo oppure olio extravergine di oliva. Grazie al suo componente principale (il sesamo) è ricca di tantissimi elementi nutrienti: apporta tantissimo calcio ed è ricca di vitamine del gruppo B, inoltre contiene magnesio, ferro, fosforo, zinco e selenio. Avrebbe anche la capacità di rafforzare il sistema immunitario, ma non credo che quella acquistata (anche se in negozi bio), sia così tanto genuina... perciò la mia prossima intenzione, è quella provare a fare la crema Tahin da sola, ho anche già comprato i semi di sesamo... se mi viene bene, vi scriverò il procedimento e posterò qualche fotografia!

Ma torniamo alla nostra maionese!

Ho messo in una piccola insalatiera lo yogurt magro di soia (un vasetto), poi ho aggiunto un paio di cucchiaiate abbondanti di salsa Tahin e le ho mescolate insieme un po' alla buona col cucchiaio. Dopodiché per fare l'emulsione ho preso il frullino elettrico e l'ho fatto andare per un paio di minuti, mentre aggiungevo il succo di mezzo limone (era un limone grandissimo, penso che ne serva addirittura uno intero, se è piccolino). A questo punto ho notato che l'emulsione tendeva a diventare un po' troppo liquida e ho aggiunto ancora un po' di Tahin, sempre emulsionando col frullino, ma credo che questo sia dipeso dal fatto che il tipo di yogurt di soia che avevo in frigorifero, era davvero molto poco denso... ce ne sono degli altri in commercio, che sono sicuramente più adatti per questa particolare ricetta. A questo punto abbiamo quasi finito, manca solo il tocco finale prima di staccare il frullino: un pizzico di sale e una puntina di curcuma per dare il colore giusto.

A me è piaciuta tantissimo... se provate a farla anche voi, poi fatemi sapere che cosa ne pensate, mi raccomando!


lunedì 1 settembre 2014

Minestra di cavolo nero

Ecco un'altra ricettina abbastanza facile, per continuare a dimostrare che chi mangia vegan non mangia affatto "triste": la minestra di cavolo nero. Con questa ricetta toscanissima, gioco in casa... anche se devo ammettere che (ironia della sorte!) me l'ha insegnata mia mamma che invece è veneta. ;o)

So che siamo un po' in anticipo per questo piatto che è tradizionalmente invernale, ma complice anche il caldo estivo mai pervenuto quest'anno, non siamo poi troppo fuori stagione in quanto a temperature! In realtà la scelta è stata dettata dal fatto che ieri ho dovuto fare un po' di diradamento del cavolo nero nell'orto perché, convinta di non riuscire ad avere grande successo, l'avevo seminato a spaglio e con la fortuna del principiante, ne è spuntato talmente tanto che se non toglievo un bel po' di piantine, rischiavo che si soffocassero l'una con l'altra! Con tutte queste belle foglie fresche e sane m'è venuta voglia di cucinare... :o)))

Per preparare questa ricetta è necessario anticiparsi un po' con la cottura dei fagioli, perché non vorremo mica usare quelli già pronti in barattolo, vero?!? Quindi: mettiamo a bagno 10-12 ore prima di iniziare a cucinare, un po' di borlotti secchi (io qualche volta ho provato anche con i cannellini e la minestra viene altrettanto buona!), dopo l'ammollo vanno lavati bene, messi in acqua fredda non salata, portati a ebollizione e lasciati cuocere a fuoco basso finché non sono morbidi. I legumi si salano solo a fine cottura, giusto all'ultimo minuto di bollore dell'acqua, ma per quanto mi riguarda io non li salo affatto perché preferisco condirli quando li uso, perciò direttamente nell'insalata o quando ci preparo le varie ricette.

A questo punto possiamo procedere con la preparazione della minestra! In un tegame mettiamo a soffriggere un po' di cipolla oppure per chi come me cucina senza usare l'olio, la cipolla può essere fatta appassire in un poca di acqua calda o con un po' del liquido di cottura dei fagioli... secondo me la differenza nel piatto finale non si sente affatto. Poi andrebbe unito un mestolo di passato di pomodoro, ma siccome io non posso mangiare il pomodoro salto a pie' pari questo passaggio.

Appena la cipolla è appassita (o per chi ha usato anche il passato, appena il pomodoro si sarà un po' ritirato), unite il cavolo nero tagliato a listerelle e qualche mestolo di brodo di verdure, coprite e lasciate cuocere per un po' a fuoco basso. Se non aveste del brodo vegetale già pronto, andrà benissimo anche un poca di acqua calda salata... forse il risultato finale sarà lievemente meno saporito, ma decisamente più genuino che se utilizzaste il dado!

Mentre il cavolo si ammorbidisce, passate i fagioli insieme con la loro acqua di cottura nel passaverdure e se lo gradite, lasciatene anche un pochi di interi da aggiungere alla minestra così come sono. Se solitamente quando mangiate i legumi avete problemi di "aria in pancia", abbiate invece cura di passarli molto bene tutti quanti, in modo da eliminare tutte le buccette dei fagioli, così facendo questa ricetta non dovrebbe darvi alcun fastidio. Successivamente unite il tutto alla minestra e lasciate andare finché il cavolo non sarà completamente cotto.

Se volete, negli ultimi minuti, potete anche aggiungere un po' di pastina corta per minestra (mi raccomando che sia di farina integrale!), regolate di sale e servite il tutto ben caldo unendo un filo d'olio extravergine di oliva e se vi piace un po' di pepe.

E adesso, stupitevi pure con le proprietà dei cavoli: http://www.cure-naturali.it/cavoli/1545

Buon appetito!!!

sabato 23 agosto 2014

Cavatelli con le cime di rapa

Siccome sono in troppi a credere che chi mangia vegano si alimenti in modo "triste", ho deciso che quando cucinerò qualcosa di interessante, lo posterò con tanto di fotografia "stimolappetito"!!!

A chi pensa che cucinare vegano porti via troppo tempo oppure che necessiti di chissà quali doti culinarie, rispondo che sono una persona abbastanza pigra e nemmeno troppo portata per l'alta cucina, anzi cerco tutti gli stratagemmi per semplificarmi e velocizzarmi il lavoro... eppure nonostante questo, continuo ad affermare che chi sceglie l'alimentazione naturale non mangia né in modo monotono, né tantomeno in modo  poco appetitoso... ma ve lo dimostrerò. ;o)))

Per esempio: ieri mi sono fatta i cavatelli con le cime di rapa, ho seguito quasi interamente la ricetta classica, tranne che per l'acciuga e per un paio di accorgimenti culinari che vi spiego subito...

Innanzitutto, la prima cosa da fare è scendere nell'orto e prendere un po' di cime di rapa fresche, fresche! ;o)
Solo se non avete l'orto, andatele a comprare... ma fate ben attenzione alla qualità di ciò che acquistate, perché purtroppo nell'agricoltura intensiva si usano una serie di pesticidi, diserbanti e concimi che non sono esattamente salutari.

La verdura dell'orto solitamente io la lavo pochissimo, proprio perché sono sicura di non aver usato nulla di potenzialmente dannoso, lavo via giusto la terra e la polvere per non perdere preziosi nutrienti che possono disciogliersi nell'acqua di lavaggio, inoltre cerco di usare anche i gambi (o come le chiama qualcuno, le code) della maggior parte delle verdure, nell'ottica di sprecare il minimo indispensabile.

Mettete a bollire l'acqua per la pasta e salatela (poco... il sale non fa bene!) mentre l'acqua si scalda lavate le cime di rapa e togliete via l'ultimo pezzettino del gambo, poi tagliatele in pezzi molto grossolani. A questo punto pesate la pasta, non vorrete mica mangiarne troppa! ;o))) Sto scherzando, ovviamente... l'importante non è QUANTA pasta mangiare, ma QUALE! Scegliete sempre un tipo di pasta che non sia fatta con farine troppo raffinate, se possibile addirittura meglio quella integrale, comunque per questa ricetta andrà benissimo anche una pasta di semola di grano duro.

Quando l'acqua bolle buttate la pasta insieme con le cime di rapa e fate cuocere il tempo necessario, nel frattempo in una padella fate scaldare un po' d'olio con qualche pezzettino di aglio (se non lo digerite, potete toglierlo appena sarà dorato e buttarlo via). A questo punto andrebbe unita l'acciuga, ma da bravi vegani può tranquillamente essere omessa, oppure se volete fare come me, potete sostituirla con un trito fine di capperi sotto sale (quelli sott'aceto non sono adatti), ma mi raccomando prima di tritarli lavateli almeno 4 o 5 volte.
Appena la pasta è cotta, scolate tutto e fatelo saltare nella padella con l'olio e l'aglio, eventualmente con un po' di peperoncino se lo gradite, servite subito aggiungendo una grattugiatina di pepe nero direttamente sul piatto.

Mia personalissima variante: siccome non amo assolutamente cucinare con l'olio (io lo uso solo a crudo), qualche tempo fa ho fatto un esperimento che si è rivelato utilissimo. Ho preso dell'aglio fresco, l'ho spezzettato e l'ho messo a macerare in una bottiglietta di olio extravergine di oliva finché non è diventato scuro, poi l'ho tolto e l'ho buttato via... questo olio lo uso a crudo sui piatti che invece dovrei saltare in padella, come in questo caso e il risultato è davvero molto gradevole.


Ultima cosa... vi consiglio di dare un'occhiata alle proprietà delle cime di rapa (http://www.cure-naturali.it/cime-di-rapa/3411), c'è da restare stupiti!!! :o)))


giovedì 21 agosto 2014

Sfatiamo il Mito delle Proteine

 Da quando sono diventata vegana una delle domande che mi è stata rivolta più frequentemente riguarda le proteine.
"Se mangio abbastanza proteine, da dove prendo le proteine, se trovo tutti gli aminoacidi essenziali per la costruzione delle proteine ecc."

Quello che vorrei fare oggi è sfatare una volta per tutte questo mito.
Le proteine vengono prodotte dal nostro organismo a partire dagli aminoacidi che, a loro volta, derivano dalle proteine del cibo che assumiamo. Una dieta variata a base di Frutta e Verdura con quantità moderate di Legumi e Cereali, contiene tutti gli Aminoacidi essenziali per l’energia e la rigenerazione delle nostre cellule.
I Dati di questi ultimi anni, confermati dalla massima autorità americana della nutrizione USDA, e provati sia sul campo, che nelle statistiche e in laboratorio, parlano di 24-30 grammi al giorno di proteine di qualsiasi tipo, oltre le quali il nostro organismo va in acidosi. Una condizione acida, generata da una dieta con molte proteine, distrugge effettivamente le cellule del corpo, pertanto delle nuove cellule devono essere costruite.
Dagli studi del dott. Douglas Graham risulta che il fabbisogno di proteine è tra il 5% e il 15% del totale delle calorie assunte. Ciò significa che solo il 10% delle calorie che assumiamo dovrebbe venire da proteine, massimo il 15% (in caso di dieta da body builder per intenderci ;))
Oltre ai vari studi questo fabbisogno è provato dalla Natura stessa in quanto il Latte Umano, importantissimo per la crescita iniziale del neonato, contiene poco più di 1 grammo di proteine in 100gr. di alimento, ma è ricco di Vitamine, Sali Minerali, Zuccheri “Organici”, etc..

Ma dopo tutti questi numeri veniamo al dunque.

Molti autorevoli Studiosi di Nutrizione sostengono che il fabbisogno di proteine può essere soddisfatto ampiamente e facilmente con una dieta a base vegetale.
I cibi vegetali rispondono pienamente alle nostre esigenze proteiche.  La verità è che se stai mangiando “Qualunque” cibo, in realtà stai mangiando proteine in modo più che sufficiente.
E’ privo di senso parlare di una fonte di proteine, dal momento che tutti gli alimenti hanno proteine a sufficienza. Non si ha necessità di mangiare determinati alimenti speciali per ottenere proteine. Dobbiamo solo mangiare qualsiasi cibo intero.

TABELLA MACRONUTRIENTI FRUTTA E VERDURA

Queste tabelle dimostrano la quantità assolutamente sufficiente delle proteine contenute in frutta e verdura su 100g di alimento =)





In conclusione… avete mai sentito parlare di qualcuno che non ha assunto abbastanza proteine? No? Sicuri? Forse perché è quasi impossibile non assumerne abbastanza, uno ci si deve proprio mettere d’impegno ;)
Al contrario è molto facile assumerne troppe portando via energie importanti al nostro organismo. In primo luogo perché il nostro organismo deve elaborare e scindere le proteine che ingeriamo stoccando i vari aminoacidi inutilmente (spreco di energia) e in secondo luogo perché mangiando più calorie da proteine ne mangiamo meno da carboidrati quindi diminuisce la nostra fonte energetica.

Indistintamente che voi seguiate una dieta vegana, vegetariana o onnivora suggerisco di rivedere il vostro consumo di proteine e limitarne l’assunzione.

Sperando di aver attivato qualche pensiero positivo vi lascio con un sorriso a questo simpatico video sulle proteine, sisi lo so, è in inglese però basta veramente poco per capirne il senso ;)


Fonti per questo articolo:
Libro "80/10/10 Diet" di Douglas Graham