Vegan, ma non solo!

Dieta vegetale, ma non solo... qui si tratta di alimentazione naturale a 360°, di stile di vita sano, di scelte consapevoli, chiamiamola pure "salute allargata": salute del corpo, della mente, dello spirito, ma anche salute dell'intero pianeta.
Visualizzazione post con etichetta Indagini alimentari. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Indagini alimentari. Mostra tutti i post

mercoledì 22 aprile 2015

Un video interessantissimo

Vi segnalo che ho aggiunto un nuovo link a un video nella sezione "I video ispiranti", lo volevo sottolineare perché ritengo che sia un argomento particolarmente degno di nota e credo che possa essere davvero utile guardarlo.

Si tratta di un servizio de Le Iene, nel quale viene riassunta un'indagine su quali siano frutta e verdura da evitare e quali invece siano le migliori da acquistare.
Il link è questo:

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/toffa-quando-frutta-e-verdura-possono-fare-male_521468.html

Buona visione!!!


mercoledì 28 gennaio 2015

Indice glicemico, un valido alleato.

Abbiamo già parlato di glicemia nello scorso articolo e adesso, come promesso, approfondiremo un argomento strettamente collegato.

Abbiamo detto che (riporto alla lettera!) "non è sufficiente limitare o addirittura eliminare la quantità di dolci che mangiamo, pur essendo questa una cosa davvero fondamentale, è altrettanto importante saper riconoscere anche tutti gli altri alimenti che ci possono causare notevoli innalzamenti della glicemia, per poterne moderare il consumo di conseguenza. Questa cosa è possibile ed è pure piuttosto semplice, conoscendo l'INDICE GLICEMICO degli alimenti"... e allora vediamo un po' chi è e quale lavoro fa questo indispensabile alleato al nostro servizio!

Per una definizione precisa e per la spiegazione scientifica esatta, rimando a Wikipedia (Indice glicemico), io come sempre proverò a banalizzare il concetto! La nostra digestione trasforma gli alimenti che ingeriamo in zuccheri, perché sono questi ultimi che costituiscono la "benzina" per il "motore" delle nostre cellule, ma ovviamente gli alimenti non sono tutti uguali: alcuni contengono un potenziale di glucosio davvero elevato, mentre altri ne contengono pochissimo... l'indice glicemico, in pratica, serve a misurare questo quantitativo rapportato anche alla rapidità con cui gli zuccheri passano nel sangue dopo il pasto: ad un indice elevato sono associati quegli alimenti che hanno o che "nascondono" tanti zuccheri, viceversa l'indice è basso per quelli che non innalzeranno di molto la nostra glicemia nel processo di digestione.

Siccome si tratta di valori che hanno delle variazioni soggettive piuttosto limitate, sono state create delle particolari tabelle riepilogative nelle quali è possibile trovare la lista degli alimenti più comuni col relativo indice associato. Ovviamente bisogna sempre tenere presente che si tratta di "macrocategorie" perciò quando cerchiamo nella tabella (ad esempio) le mele, dovremo ricordarci che esistono più tipi di mela e che anche all'interno della stessa qualità possono esserci delle variazioni dovute alla zona di provenienza o al grado di maturazione del frutto, resta il fatto che comunque, in linea di massima, i valori riportati in queste liste possono essere utili per farci un'idea un po' più precisa nello scegliere gli alimenti con gli indici glicemici più moderati. Si tratta di informazioni importanti: teniamo presente che addirittura c'è chi su questi dati ha creato un metodo dietetico che ha riscosso un gran bel successo! Se siete curiosi, date un'occhiata a questo sito: Il metodo Montignac (tra l'altro su questo sito potete trovare uno strumento di ricerca dei vari indici glicemici degli alimenti e anche una tabella riassuntiva, comodamente impostata in ordine alfabetico).

Per scegliere consapevolmente gli alimenti, quindi, sarà bene imparare quali sono quelli che tendono ad alzare la glicemia e quali sono invece quelli che non la modificano poi così vertiginosamente: per farlo sarà sufficiente controllare (tranquilli... è uno sforzo da fare soltanto le prime volte, dopodiché vivrete di rendita!) i valori riportati nelle tabelle riepilogative, tenendo presente che l'indice è considerato basso quando va da 0 a 55, è medio nell'intervallo tra i 55 e i 70 punti e infine si considera alto o altissimo in base a quanto supera il valore di 70.

Ma non finisce qui!!! Perché (questa è la cosa simpatica della natura!) esistono anche degli alimenti che per loro natura tendono a contenere la nostra glicemia o a rallentare il tempo di passaggio degli zuccheri nel sangue, possiamo considerarli come una sorta di "tamponi" naturali. Siccome in un pasto difficilmente noi mangeremo soltanto un unico alimento, le associazioni e gli abbinamenti tra i diversi cibi (grazie a questi "tamponi") possono aiutarci a contenere la quantità di glucosio che viene elaborata nella digestione, ne consegue che utilizzando alcuni semplici trucchetti saremo in grado di tenere abbastanza bassa la glicemia pur permettendoci alimenti che hanno un contenuto di zuccheri un po' più importante.

Ad esempio, esistono alimenti che contengono molte fibre solubili le quali, assorbendo molta acqua, creano una sorta di "gel" nell'intestino che rallenta il passaggio degli zuccheri nel sangue (a questo proposito teniamo presente che più un cibo è raffinato, meno fibre contiene e più di conseguenza il suo indice glicemico sarà alto), inoltre le fibre con l'acqua si "gonfiano" e ci fanno sentire sazi più in fretta e più a lungo. Altro esempio interessante è quello dei cibi "a lento rilascio": anche se potenzialmente essi contengono buoni quantitativi di zuccheri complessi, il fatto che li rilascino molto più lentamente di quanto avviene per gli zuccheri semplici, non ci causa picchi glicemici improvvisi ed elevati, anzi, ci porta ad avere livelli glicemici più costanti e contenuti nel tempo, con conseguente senso di sazietà più prolungato.

Pure alcuni metodi di cottura possono aiutarci con la glicemia o anche certe associazioni tra gli alimenti... e allora vediamo punto per punto quali sono questi facili "trucchetti" da tener sempre presenti:

  • - (ovviamente!) limitare fortemente il consumo di alimenti con indice glicemico molto alto, anche se associati in modo intelligente;
  • - evitare di mangiare da soli gli alimenti che hanno un indice glicemico medio o alto, è meglio accompagnarli con qualche cibo "tampone";
  • - mangiare ad ogni pasto tante fibre, tipicamente cereali integrali (avendo cura di bere in contemporanea anche un po' d'acqua);
  • - cuocere la pasta al dente, perché l'indice glicemico della pasta cresce di pari passo con la cottura;
  • - non esagerare con le cotture al forno che asciugando gli alimenti ne innalzano l'indice glicemico (vale anche per tutti i prodotti da forno che si acquistano e pure per le gallette o per i cereali soffiati)
  • - usare (in quantità moderate) oli e grassi in associazione con gli alimenti che hanno indici glicemici importanti, perché aiuta a rallentare il passaggio degli zuccheri nel sangue;
  • - associare nei pasti principali i legumi ai carboidrati... e con "associare" intendo metterli contemporaneamente nello stesso piatto, evitando di fare (all'italiana) un primo di carboidrati e un secondo di legumi... altrimenti, visto che la digestione avviene "per strati" nello stesso ordine col quale abbiamo mangiato, si perde parzialmente il beneficio di quest'abbinamento "abbassa-glicemia";
  • - (ora che la stagionalità ce lo consente) mangiare la zucca gialla in tutte le varianti che ci risultano gradite, perché è un alimento che abbassa il quantitativo di glucosio nel sangue;
  • - scegliere alimenti (o condimenti) ricchi di Omega 3;
  • - usare almeno 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva (a crudo!) per condire i carboidrati a ogni pasto;
  • - far raffreddare un po' gli alimenti molto amidacei prima di mangiarli, perché più sono caldi più risultano digeribili e di conseguenza più sarà rapido il passaggio del glucosio nel sangue;
  • - preferire le carote crude a quelle cotte, perché con la cottura cresce il loro indice glicemico;
  • - usare la curcuma per condire le nostre pietanze o la cannella in aggiunta alle tisane, perché tengono a bada gli zuccheri nel sangue;
  • - bere spesso del tè verde, perché tampona la glicemia nel sangue;
  • - mangiare la frutta senza troppi sensi di colpa come spuntino di mezza mattinata oppure a merenda (quindi lontano dai pasti), ma evitare assolutamente di mangiarla come chiusura del pranzo o della cena, perché verrebbe digerita per ultima e nel tempo di permanenza nel nostro stomaco inizierebbe la fermentazione (che crea zuccheri);
  • - in ogni caso, preferire la frutta non troppo matura;
  • - leggere sempre le etichette di ciò che acquistiamo (ne abbiamo già parlato, ma non mi stancherò mai di dirlo!) per sapere se c'è dello zucchero "nascosto" tra gli ingredienti di ciò che stiamo scegliendo... facendo molta attenzione perché a volte lo si trova anche "camuffato" sotto forma di sciroppi, malti, amidi, ecc.

Credo sia giusto, per completezza e per cultura generale, fare anche un rapido accenno al concetto di carico glicemico, perché è ovvio che tutto ciò che abbiamo detto finora va collegato anche alla quantità di alimenti che ci mangiamo nei singoli pasti! (http://it.wikipedia.org/wiki/Carico_glicemico)
Anche a logica, infatti, è facile capire che incide meno un piccolo boccone di un cibo a indice glicemico elevatissimo, all'interno di un pasto ben controllato, piuttosto che un'enorme porzione di un qualsiasi alimento con l'indice glicemico medio. Il carico glicemico in sintesi misura esattamente questo: l'impatto del cibo sulla glicemia in funzione sia del tipo di alimento che della quantità ingerita (quindi un altro punto da aggiungere alla lista dei trucchetti qui sopra, potrebbe essere quello di evitare le porzioni esagerate e di limitare le mega-scorpacciate).

Infine, lo sapevate che esiste pure l'indice insulinico? (http://it.wikipedia.org/wiki/Indice_insulinico)
Sì perché non sempre un alimento con indice glicemico basso ha anche un ridotto effetto sulla produzione di insulina, perciò si è reso necessario pensare a un ulteriore indice che ci permetta di conoscere l'effetto del cibo ingerito sulla produzione di insulina da parte del pancreas. Un esempio su tutti è costituito dai legumi, che hanno un indice glicemico abbastanza basso, ma che stimolano ugualmente la secrezione di insulina per il loro importante contenuto di amminoacidi, evitiamo perciò di prepararci delle "padellate" di fagioli tipo quelle di Terence Hill in "Lo chiamavano Trinità"! Chi (come me) fa la dieta del Prof.Berrino avrà notato quanto lui ci tenga a sottolineare che i legumi, pur necessariamente presenti in ogni pasto pricipale, debbano essere piuttosto limitati nella quantità... il motivo sta proprio in questo: noi pazienti oncologici dobbiamo cercare di tenere bassa l'insulina il più possibile e quindi non è sufficiente tenere sotto controllo SOLTANTO la glicemia.

Un'ultima curiosità: sapete che abbiamo delle specie di "papille gustative" anche nell'intestino? Il nostro corpo è infatti in grado di sentire i sapori dolci non solo in bocca, ma anche nel naso, nei polmoni e appunto nell'intestino (anche se noi di questo non ci rendiamo conto!) il che comporta che, quando un cibo dolce arriva nell'intestino, viene riconosciuto immediatamente grazie al suo sapore e innesca la fisiologica reazione per la quale l'intestino stesso accelera la spinta degli zuccheri verso il sangue... ma cosa significa questo? Che tutti gli alimenti dolcificati con malti, aspartame, sciroppi vari o estratto di stevia (a prescindere dal loro quantitativo ridotto di calorie), per "colpa" del loro sapore, creano ugualmente questa reazione e anche se non contengono direttamente zucchero semplice, fanno però passare rapidamente nel sangue tutti gli altri zuccheri complessi che ci siamo mangiati insieme a quei dolcificanti... e la glicemia sale lo stesso molto più velocemente, nonostante tutti i nostri trucchetti per evitarlo! E' importante perciò abituarci a mangiare meno dolce in assoluto, ci basterà poco tempo per disassuefarsi dai sapori molto zuccherini e adattarsi ai gusti meno "truccati"... come diceva Confucio: "Tutti mangiano, ma pochi conoscono davvero i sapori" e allora impariamo a conoscerli questi sapori veri!!!

Vi saluto consigliandovi la visione di questo video esplicativo, nel quale un nutrizionista professionista spiega, molto meglio di quanto posso aver fatto io, tutto quello che avete letto fin qui: https://www.youtube.com/watch?v=we2H8PMXhhU.

:o)))

A presto!!!!!!!!!!!


domenica 11 gennaio 2015

Glicemia... a cuccia!!!

Le feste sono alle spalle e questo articolo, che sarebbe stato davvero impopolare qualche settimana fa, arriva giusto nel periodo in cui tutti quanti cerchiamo di perdere quei due o tre chiletti messi su grazie a pandori e panettoni; se invece siamo tra i pochi fortunati che non hanno preso nemmeno un etto nel periodo natalizio, comunque in gennaio cerchiamo di depurarci dagli stravizi che ci siamo concessi... quindi spero che quest'articolo possa essere utile anche a chi non deve fare la mia dieta per i miei stessi motivi!!!

Di glicemia solitamente abbiamo sentito parlare solo in correlazione con il diabete ed effettivamente per i soggetti diabetici è indispensabile tenerla sotto controllo in modo molto accurato, ma pochi sanno che l'importanza di queste attenzioni non è riservata solo a chi soffre di diabete, anzi il fatto di non avere problemi metabolici non ci deve assolutamente portare a sentirci autorizzati a mangiare di tutto impunemente... vediamo perché.

Intanto con la parola "glicemia" si intende la quantità di glucosio presente nel sangue: è una cosa perfettamente normale che ve ne sia, perché serve al corpo per produrre energia all'interno delle cellule, il suo valore però non deve essere né troppo alto né troppo basso, altrimenti ne risentiamo e stiamo male fino a livelli anche molto gravi.
In un organismo sano, l'ormone deputato a tenere a bada la glicemia è l'insulina, che viene prodotta dal pancreas e permette al glucosio presente nel sangue l'ingresso nelle cellule dove verrà trasformato in energia vitale (il problema dei diabetici sta proprio nella insufficiente gestione spontanea dell'insulina).
Semplificando in maniera molto banale: quello che noi mangiamo viene trasformato in glucosio con la digestione, il glucosio attraverso l'intestino passa nel sangue dove di conseguenza la glicemia sale, non appena il pancreas se ne accorge produce insulina in diretta proporzione alla quantità di glucosio in circolazione, l'insulina fa il suo lavoro e spinge il glucosio nelle cellule riportando la glicemia nel sangue a valori appropriati, le cellule infine lavorano il glucosio e ne traggono energia, se questa serve subito, oppure creano scorte (grasso) da utilizzare in futuro.

Avviene però che la produzione di insulina, per quanto in esatta proporzione al glucosio presente nel sangue, sia sempre un pochino ritardata rispetto alle curve di innalzamento o abbassamento della glicemia, questo fa sì che in certi momenti ci troviamo (per assurdo) ad avere "elaborato" tutti gli zuccheri in circolazione, mentre manteniamo ancora alto il valore dell'insulina, ovviamente questo ci obbliga a dover far fronte a dei veri e propri "crolli glicemici". Infatti tutti quei cibi che ci danno picchi molto alti di glucosio (tipicamente gli zuccheri semplici), ci creano anche altrettanti picchi insulinici, con la conseguenza che il glucosio viene spinto molto rapidamente dal sangue verso le cellule e si esaurisce subito, mentre l'insulina che resta alta ancora per un po', diventa eccessiva e ci manda in ipoglicemia, questa cosa produce in noi il prepotente bisogno di mangiare di nuovo altri zuccheri... e si finisce quindi in un pericoloso circolo vizioso che si interrompe solo quando riusciamo a vincere le tentazioni scegliendo di ingerire un alimento che ha un rilascio glicemico un po' più lento e perciò tiene il passo col calo insulinico. Di questa informazione è bene far tesoro in periodi come questo, nei quali si cerca di dimagrire un po', perché può aiutarci a prevenire la voglia matta di dolce!

Mi scuso per questo tentativo di banalizzare un processo così complesso, ma un'infarinatura è indispensabile per capire perché questi valori siano così importanti. Innanzitutto per chi è sovrappeso tutto quello che abbiamo detto serve a capire come avviene la produzione del nostro grasso corporeo e ci aiuta anche a comprendere il perché l'attività fisica (e con "attività fisica" intendo anche una buona passeggiata) sia così importante dopo aver mangiato più del dovuto. La cosa che mi preme più di tutte trattare, però, è la connessione che c'è tra la glicemia e le cellule tumorali, perché ovviamente è una cosa che mi riguarda in prima persona. Secondo gli studi del Prof.Franco Berrino, le cellule tumorali sono molto più "golose" di glucosio rispetto alle loro colleghe sane, quindi se noi facciamo in modo di tenere a bada i nostri valori glicemici, possiamo riuscire ad "affamarle" e quindi ad avere qualche potere sulla loro espansione... oppure nel caso in cui stiamo facendo la chemioterapia, possiamo indebolirle per fare in modo che i farmaci abbiano su di loro un effetto superiore.
(per un utile approfondimento, vedere questo link: http://coachalimentare.it/alimentazione-in-chemioterapia-di-franco-berrino/ nel quale il passaggio saliente è nell'ultimo paragrafo)

Ovviamente ogni alimento ha un potenziale glicemico differente dagli altri e questa differenza non dipende solo da quanto zucchero esso contiene originariamente... infatti un'altra cosa importantissima da sapere è che la nostra digestione TRASFORMA in glucosio tutta una serie di nutrienti che originariamente hanno una struttura molto più complessa: è il caso ad esempio dei carboidrati (ma non solo), non per niente chiamati anche "zuccheri complessi". Quindi non è sufficiente limitare o addirittura eliminare la quantità di dolci che mangiamo, pur essendo questa una cosa davvero fondamentale, è altrettanto importante saper riconoscere anche tutti gli altri alimenti che ci possono causare notevoli innalzamenti della glicemia, per poterne moderare il consumo di conseguenza. Questa cosa è possibile ed è pure piuttosto semplice, conoscendo l'INDICE GLICEMICO degli alimenti... ma è un argomento che approfondiremo meglio nel prossimo articolo, altrimenti questo diventa di una lunghezza infinita!!! ;o)))

Detto tutto questo diventa molto più facile capire tutta una serie di motivazioni legate alle restrizioni della mia dieta adiuvante alle terapie oncologiche (per chi non la conoscesse guardare qui) perché, per non "dare da mangiare" alle cellule tumorali, devo fare in modo di contenere più possibile il livello di glucosio nel sangue e questo è possibile solo eliminando gli alcolici, bandendo tutti i dolci, preferendo gli alimenti che contengono parecchie fibre (quindi quelli integrali), limitando la frutta soprattutto se molto zuccherina e in ogni caso non mangiandola mai a fine pasto perché, in uno stomaco già pieno, rimarrebbe parecchio a lungo prima di essere digerita e in questo tempo fermenterebbe causando successivamente un innalzamento della glicemia molto più elevato e rapido.

Un'ultima cosa molto importante da dire è che l'attività fisica fatta dopo l'assunzione di cibi dolci è fondamentale per chi desidera perdere peso e non assimilare tutte le calorie di quello che ha mangiato, nel mio caso però (pur essendo indispensabile per mille altri motivi) non aiuta affatto a evitare di nutrire le eventuali cellule malate, per me la cosa più importante è quella di eliminare il più possibile gli zuccheri, a prescindere dalla rapidità con cui li posso metabolizzare e bruciare. In soldoni devo comportarmi come se fossi una persona diabetica, che però non ha la possibilità di utilizzare grandi dosi di insulina da iniettarsi... cosa che può anche essere un po' pesante da un lato, ma - tornando a quello che dicevo in apertura - mi permette di passare indenne dal periodo delle feste, nel quale quest'anno infatti sono addirittura dimagrita di un chilo!!!!!!!!!!! :o)))


lunedì 27 ottobre 2014

L'importanza dell'integrale

Qualche giorno fa parlavo di farine integrali con mio babbo che è stato il capo mugnaio di un importante molino industriale per molti anni della sua vita. Mi ha spiegato come venivano prodotte le farine dove lavorava lui, procedure che non erano molto diverse da quelle di tutti gli altri grandi molini concorrenti.

Tutto è iniziato perché io sostenevo che le farine integrali sono quelle che contengono il chicco intero macinato con tutte le sue componenti, ma in pratica ho scoperto che questa è solo una gran bella illusione perché, soprattutto a livello industriale, la farina integrale viene fatta con quella bianca alla quale vengono aggiunti di nuovo i cruscami tolti all'inizio del procedimento di lavorazione. I macchinari industriali sono progettati per fare così, lavorano in sequenza l'uno dietro l'altro e non è più prevista la macinazione del chicco intero come veniva fatto una volta, perché dopo non sarebbe più possibile separare la crusca dal resto.

Incuriosita e anche un po' arrabbiata, mi sono fatta spiegare per bene come funziona il lavoro molitorio o per lo meno come funzionava da lui, alla grande industria. Il chicco, che arrivava intero, veniva innanzitutto separato dalla crusca, successivamente era privato del germe (che veniva venduto a parte come "germe di grano"), così quello che restava da macinare era solo la parte amidacea dalla quale veniva ricavata la farina bianca che attraverso vari processi di lavorazione poteva diventare di tipo 00, 0, 1, 2 oppure integrale. Nel lavorare la tipo 2 (semintegrale) o la integrale, alla farina bianca ottenuta nella prima fase di lavorazione veniva riaggiunta una parte dei cruscami che erano stati tolti inizialmente, mentre il germe non era neanche preso in considerazione, perché per sua natura (tende a irrancidire molto velocemente) avrebbe portato tutta quanta la farina che lo conteneva ad avere un tempo di scadenza di gran lunga inferiore.

Per capire i diversi tipi di farina mi sono fatta dare una piccola ulteriore spiegazione: la classificazione delle farine viene fatta in base alle "ceneri residue"... in pratica la farina viene bruciata e viene misurato quello che è il residuo della combustione (composto di solito dai minerali o dai loro ossidi, che non bruciano), tanto più è basso questo residuo tanto più la farina viene considerata "pura". Mi spiego meglio: "00" significa che ci sono pochissimi residui, "0" che ce ne sono pochi, "1" che ce ne sono un po' di più, la tipo "2" (farina semintegrale) ne ha parecchi, nella integrale ce ne sono tantissimi. Non sto a dilungarmi sul fatto che questi residui incombusti sono quelli dei nutrienti che più sono utili al nostro organismo... per cui meno ce ne sono, più la farina risulta "povera"!

Ovviamente sta a noi accertarci di cosa compriamo, innanzitutto tenendo conto che fa fede solo l'etichetta contenente l'elenco degli ingredienti (come già spiegato in questo articolo precedente), ma stando anche attenti alle leggi vigenti e ai loro "trucchetti". E' indispensabile infatti notare anche che esiste una normativa ben precisa sulle farine alimentari (vedere qui), nella quale si parla di ceneri minime e massime o di proteine minime e massime per definire la tipologia di farina (ad esempio quella di grano tenero integrale deve avere, in percentuale, ceneri tra 1.30 e 1.70 e proteine massime pari a 12.00), ma non si parla mai di obbligo di reinserire sia i cruscami che il germe per ottenere questi risultati, quindi è molto probabile che nelle comuni farine integrali che troviamo in commercio, non siano contenute in proporzione fedele tutte le parti del chicco naturale. L'unico modo per essere sicuri che il cereale sia presente nella sua interezza è quello di conoscere il produttore e poterlo quindi verificare di persona, oppure possiamo optare per l'acquisto di un piccolo molino casalingo e macinarci direttamente i chicchi nel momento del bisogno... cosa che tra l'altro ci garantirebbe anche l'estrema freschezza della farina così ottenuta. Io sono in attesa di ricevere quello che ho ordinato nei giorni scorsi su internet!!!

Ma torniamo ad analizzare i processi industriali e le loro dirette conseguenze...
Per maggiore chiarezza esplicativa, credo sia utile vedere come è fatto un chicco di un qualsiasi cereale intero (quindi integrale!): il chicco è composto nella parte esterna dalla crusca, che è un "rivestimento" di vari strati che hanno la funzione di proteggere l'interno dalla luce solare, dall'attacco di parassiti, dalle malattie della pianta, dal contatto diretto con l'acqua piovana, ecc. Poi c'è il germe che è la parte "viva" del chicco, rappresenta cioè l'embrione che, se viene fecondato dal polline, successivamente darà vita a una nuova spiga. Infine la parte maggiore del chicco è costituita dall'endosperma, che serve da riserva energetica per la nuova piantina che germoglierà.

Le proprietà nutritive delle varie parti del chicco sono ovviamente molto differenti tra loro: la crusca contiene fibre, antiossidanti, fitonutrienti, vitamine, ferro, zinco, rame, magnesio. Nel germe invece sono contenute vitamine del gruppo B, vitamina E, antiossidanti, fitonutrienti e grassi insaturi. L'endosperma infine è molto meno ricco di nutrienti (non ha particolari qualità in quanto a vitamine e sali minerali) e contiene quasi unicamente carboidrati (amido) e proteine, è quindi molto triste pensare che le farine più raffinate contengano SOLO quest'ultima parte!!!

Un tempo, quando i chicchi venivano consumati nella loro forma integrale, le farine erano complete di tutte queste sostanze nutritive, ma perché con l'avvento dell'industria abbiamo perso questa sana abitudine? Tutto è avvenuto gradualmente, mentre si ricercavano sapori più delicati per battere la concorrenza oppure in funzione di consistenze più soffici o ancora per garantire una maggiore conservazione nel tempo... il prodotto integrale è quindi divenuto meno remunerativo per l'industria alimentare e così un poco alla volta ci siamo abituati a mangiare tutto quanto raffinato, ma purtroppo così facendo abbiamo perso in naturalezza e in salubrità dei prodotti alimentari. Infatti i cereali integrali, al contrario dei loro fratelli raffinati, hanno tantissime proprietà: aiutano a ridurre l'insorgenza di problemi cardiaci, sono utili a tenere più equilibrato il colesterolo e il livello di glicemia nel sangue, tengono a bada la sindrome metabolica, inoltre mangiando cereali integrali si riduce il rischio di alcuni tipi di cancro (soprattutto all'apparato digerente), infine essendo molto meno calorici e avendo un potere saziante molto più forte contribuiscono a mantenere corretto il peso corporeo e aiutano addirittura a perdere chili se il peso è in eccesso.

Non voglio parlare, poi, del fatto che le farine raffinate molto spesso vengono sbiancate per essere più belle da vedere (come se digerissimo con gli occhi anziché con stomaco e intestino!) e noi inevitabilmente ci mangiamo tutti i residui chimici del processo di sbiancamento, residui che ovviamente non troveremo mai elencati in etichetta poiché inferiori al limite minimo obbligatorio per essere indicati.
Evito anche di approfondire l'argomento (anche se è doveroso farne accenno) delle farine "arricchite": le più aberranti! Sono quelle che vengono reintegrate di vitamine sintetiche, assolutamente non paragonabili a quelle naturali perse con la raffinazione... non sarebbe molto meglio semplicemente evitare di raffinare la farina anziché togliere sostanze nutritive naturali per poi reintegrarne sinteticamente solo una parte?

Ovviamente la mia ricerca sull'integrale non si poteva fermare qui... perché non sono solo le farine a venire lavorate e depauperate, ma anche i cereali interi: il riso bianco che comunemente mangiamo, ad esempio, è stato raffinato (nonché spesso sbiancato).
I cereali possono subire differenti processi di lavorazione, il primo dei quali spesso è indispensabile (per esempio per il farro, l'orzo e l'avena) ed è il processo di decorticazione, attraverso il quale si tolgono i tegumenti esterni che non sono commestibili per l'essere umano... possiamo dire quindi che con la decorticazione si toglie solo l'indispensabile mantenendo tutto il resto, perciò il cereale si può considerare integrale.
Per quanto riguarda il farro, l'orzo o l'avena, c'è poi un processo ulteriore detto di perlatura che è a tutti gli effetti una prima raffinazione: essa porta alla rimozione della parte più esterna del chicco, quindi la parte più ricca di fibre, il tutto perché così si evita di dover mettere il cereale in ammollo prima di cucinarlo e inoltre si dimezza il tempo di cottura (nel caso del riso il processo è analogo, ma anziché perlatura il processo si chiama brillatura)...  abbiamo ottenuto così un prodotto semintegrale.
Di male in peggio: dopo ci può essere l'ulteriore procedimento col quale il chicco viene privato anche del germe, in seguito si possono fare procedure di sbiancamento e infine addirittura quelle di precottura (quando invece i cereali integrali, per essere davvero sani, andrebbero cotti con una quantità d'acqua che ne permetta il completo assorbimento per evitare la dispersione di preziosi nutrienti!).

Concludo rimandandovi ad un video del Prof.Berrino... se non vi ho convinti io sull'importanza di mangiare integrale, forse potrà farlo lui!!! (https://www.youtube.com/watch?v=nnxcYSh1XRU&list=PLBBC293D79E8C029D&index=6)



Fonti:
http://www.wholevegan.com/refined_flour.html#How%20White%20Flour%20is%20Made
http://www.eufic.org/article/it/expid/Foglio-informativo-cereali-integrali/
(e naturalmente l'esperienza lavorativa diretta di mio babbo!!!)




mercoledì 22 ottobre 2014

Un Vegan-menù per una Vegan-festa

E' da qualche giorno che non scrivo articoli e non perché mi sia mancata la voglia o l'ispirazione, ma molto banalmente perché ho avuto un po' di cosette da fare che mi hanno occupata totalmente... cosette delle quali vorrei parlarvi perché hanno a che fare con la Vegan-terapia!

Il 15 ottobre era il mio compleanno... e questa data quest'anno rappresentava anche un traguardo simbolico per me perché ad aprile, quando mi fu detto del carcinoma, mi venne detto anche che si potevano ipotizzare circa sei mesi di cammino difficile per poi vedere finalmente (testuali parole del radiologo) la luce in fondo al tunnel. Facendo due calcoli approssimativi, avevo notato che i sei mesi cadevano in prossimità del mio compleanno, per cui mi ero promessa che se davvero entro ottobre le cose si fossero sistemate, avrei festeggiato con tutti gli amici che mi erano stati vicini nel periodo di cammino dentro a quel tunnel.

Francamente allora ancora ignoravo che il mio personale tunnel sarebbe stato sufficientemente illuminato da non aspettare con ansia di vedere quella luce in fondo, ma che anzi avrei avuto la voglia e l'energia di fare festa anche a metà del cammino! E ignoravo anche che ci sarebbe voluto qualcosa di più di sei mesi (sono tuttora in attesa di sapere come/dove/quando fare la radioterapia), ma siccome l'intento di fare la festa me lo sono portato dentro come un punto fisso da raggiungere, siccome l'avevo immaginata e visualizzata pezzo per pezzo, un particolare alla volta, anche se non potevo dire ancora "vedo la luce in fondo al tunnel", ormai avevo voglia di fare baldoria e la festa l'ho fatta lo stesso!!!

Avevo previsto di cucinare io e così ho fatto! Ho preparato un menù totalmente vegano e quanto più possibile vario (cereali diversi, verdure crude e cotte, legumi misti), un bel po' di ricette sfiziose per dimostrare a tutti che si può deliziare il palato anche senza mangiare proteine animali... e anche per sfatare il mito che in questi sei mesi di dieta io abbia mangiato solo cibi "tristi"!!! ;o)))

Il menù prevedeva:
- Ribollita (ricetta classica toscana)
- Zuppa di orzo (seguendo la ricetta della zuppa di farro)
- Cous cous di grano duro integrale (con verdure scottate, mais, piselli, olive verdi e nere, carciofini e tofu saltato in salsa tamari)
- Riso integrale con verdure saltate e funghetti
- Pasta di farro integrale con pesto e besciamella vegana (pesto fatto con rucola, noci e olio)
- Pasta di grano duro integrale con pesto e pomodorini (pesto di rucola, mandorle, pinoli, aglio e olio)
- "Frittata" di farina di ceci (tre tipi diversi: con cavolfiore, con spinaci e con zucchine e cipolle)
- Hummus con pinzimonio di verdure crude (hummus fatto secondo la ricetta classica)
- Polpettine di miglio e seitan (con verdure sbollentate e aggiunta di farina integrale di frumento per tenere insieme il tutto)
- Maionese vegana da accompagnare alle polpettine (vedi post precedente per la ricetta della maionese)
- Mix di legumi (fagioli cannellini, fagioli borlotti, soia nera e soia verde, saltati in padella)
- Mix di verdure gratinate (cavolfiore, cavolo broccolo, cavoletti di bruxelles e carotine infornati con besciamella vegana)
- Anche il pane era di tanti tipi, ma tutto a lievitazione naturale (di farina integrale, di grani antichi, ai cinque cereali, di grano duro con olive)

Dopo un po' che mangiavamo, ho sparecchiato la zona "salati" e ho messo in tavola i dolci. Anche qui avevo preparato un bell'assortimento (pure grazie a mia mamma e ad alcuni amici che hanno cucinato insieme con me):
- Bon bon dolcissimi, ma senza zucchero, alla cioccolata (con datteri, noci, mandorle, cacao amaro in polvere)
- Bon bon, sempre senza zucchero, al limone (con albicocche secche, anacardi, scorza di limone, cocco)
- Mini budini di orzo
- Pasticcini di fiocchi d'avena
- Castagnaccio
... e ovviamente (è proprio il caso di dire dulcis in fundo) una bellissima torta vegana fatta preparare dalla pasticceria!

Sul buffet, di fronte a ogni pietanza, Leonardo aveva preparato dei cartellini (splendidi: ricordano la grafica del blog!) con scritti tutti gli ingredienti utilizzati in ogni singola ricetta, in modo da soddisfare le eventuali curiosità a colpo d'occhio e inoltre anche per informare sulla semplicità di questo menù, così genuino ma gustoso.

La torta non l'ho fatta io perché avevo invitato tantissime persone e non avevo l'attrezzatura adatta a fare qualcosa di così tanto grande. Ho però scoperto che proprio vicino a casa mia, c'è una pasticceria che fa anche dolci vegani e macrobiotici (i recapiti li vedete nella foto qui a fianco), così sono andata a fare quattro chiacchiere con Silvia, la proprietaria nonché pasticcera "illuminata", per avere un dolce adatto alla mia dieta. Alla fine abbiamo optato per una torta a base di pan di spagna vegano con farina semintegrale tipo 2 e dolcificato con zucchero di canna grezzo (di zucchero io non dovrei mangiarne in assoluto, in caso di eccezioni facciamo in modo che almeno sia naturale!), realizzata su due piani con al centro della crema pasticcera vegana a base di latte di riso e senza zucchero (il latte di riso è già dolce da solo), infine sopra alla torta mi ha fatto delle decorazioni con frutta fresca e cioccolato fondente.
Semplicissimo... essenziale... e molto buono a mio parere!!! Ovviamente il "mio parere" non è quello del resto del mondo e tanti degli invitati, coi palati abituati ai sapori industriali così carichi di zucchero e aromi, non hanno percepito tutte le sfumature di naturalezza che ci ho sentito io e quindi hanno apprezzato un po' di meno il gusto della torta.

Non ho potuto fare a meno di fare un collegamento di idee con un interessante articolo letto di recente sull'ANSA: Il cervello può essere "allenato" a preferire cibi sani (in 6 mesi). L'articolo parla di un esperimento medico scientifico, fatto negli Stati Uniti, che ha dimostrato come il cervello dopo sei mesi di dieta naturale (WOW! La mia!!!) cambia "gusti" e non viene più lusingato e attratto dai cibi raffinati, ma viene invece stimolato da quelli sani e genuini... il tutto ovviamente è stato dimostrato con una risonanza magnetica cerebrale e non con un banale colloquio, nel quale anche l'effetto placebo avrebbe potuto avere un suo grande peso sul risultato! :o)))

A me mancano una decina di giorni ai 6 mesi di alimentazione completamente naturale, quindi ormai sono una teste abbastanza affidabile per fare la controprova di quello che dice l'articolo... e così mi sono sfidata: ho provato ad assaggiare un pezzetto di una schiacciata con l'uva fatta da un'amica di mia mamma (sottolineo che era fatta in casa, non era neppure una roba industriale!) e mi sono stupita di come il sapore mi sia sembrato estremamente "chimico"... sul palato posso descrivere una sensazione di sapore eccessivamente dolce, al naso avvertivo un aroma innaturale, la consistenza era molto più spugnosa di quella data dai lieviti naturali e mi è sembrata eccessiva. Mi sono informata e ho poi saputo che era fatta con parecchio zucchero bianco nell'impasto e con un "rinforzo" abbondante di zucchero vanigliato, buttato a pioggia appena tolta dal forno, la farina usata era la 00 e il lievito era quello chimico in bustina. Io ricordo benissimo che la schiacciata di questa amica di famiglia un tempo mi piaceva tantissimo, perciò adesso le ipotesi sono due: o questa volta le è venuta davvero malissimo (ma agli altri che l'hanno mangiata è piaciuta tanto quanto le volte precedenti) oppure devo pensare che ha proprio ragione quell'articolo dell'ANSA!
Ipotizzo quindi che anche la torta del mio compleanno a me sia piaciuta tanto di più che agli altri, perché "coerente" con le nuove abitudini delle mie papille gustative.

Comunque la conferma di tutto questo mi è arrivata il giorno dopo: avevo la prova del coro dei miei "nonnetti" (per volontariato dirigo il coro degli anziani residenti alla casa di riposo di Castellina) e ho portato loro gli avanzi della torta... morale della favola: i nonni hanno fatto tutti quanti il bis!!! Anche quelli diabetici, visto il particolare tipo di torta, hanno potuto assaggiarla e hanno detto tutti che a loro pareva un dolce favoloso e che si sentiva che era veramente genuino "non come quelli che si fanno al giorno d'oggi". Addirittura una signora mi ha detto che le ricordava i sapori di quando era bambina e le torte gliele faceva la sua mamma... mi ci sono quasi commossa... :'o)
Quindi tirate tutte le somme, credo proprio che tornerò a farmi fare qualche torta da Silvia quando ne avrò bisogno, con la massima tranquillità di trovare in lei la mia stessa ricerca del naturale e del genuino. Non servirà dirlo, ma ovviamente nella sua pasticceria fa anche dolci tradizionali, quelli però testateli voi da soli, che io non posso farlo! ;o)

Concludo dicendo che se qualcuno di voi volesse qualche ricetta dei piatti elencati nel menù della festa, basta che mi scriviate in privato (lisa.marchi@gmail.com) e sarò ben lieta di girarvele... comunque un poco alla volta è mia intenzione postare sul blog tutte le ricette che conosco, quindi con un po' di pazienza prima o poi le troverete anche qui.


sabato 4 ottobre 2014

Frugivori... lo siamo, ma (forse) non lo sappiamo!

"Frugivoro"...
Alzi la mano chi ha già sentito questa parola prima d'ora!?! Scommetto non moltissimi! Però se dico "carnivoro", "erbivoro" od "onnivoro", sono certa che tutti sappiano di cosa sto parlando...
Beh, i frugivori sono gli animali che si nutrono principalmente di frutta e di semi (dove con semi si intende anche tutta la grande famiglia dei cereali).

Ci siamo mai chiesti a quella di quale altro animale è simile la forma dei nostri denti? Oppure perché i carnivori hanno i canini lunghi e appuntiti come quelli dei lupi o delle tigri? O ancora come mai gli erbivori non hanno quegli stessi canini (pensate ai denti del cavallo o della mucca)? E gli onnivori, visto che siamo convinti di esserlo anche noi, sappiamo che tipo di dentatura hanno? L'orso, ad esempio, è un animale onnivoro... abbiamo i denti fatti come i suoi, noi esseri umani? Direi proprio di no!!!
E poi ci sarebbe anche da aggiungere che la mandibola umana non è fatta come quella degli onnivori ed è invece perfettamente compatibile con quella dei frugivori... ma queste sono storie che i più non vogliono sentirsi raccontare! ;o)))

Detto questo sorgono spontanee alcune domande: e se in verità fossimo dei frugivori??? E se la nostra corretta alimentazione (non snaturata dalle cattive abitudini che ci portiamo dietro da generazioni) fosse composta solo da vegetali???

Vogliamo provare ad accennare anche qualche cosa più specifica? Per esempio, soffermiamoci a pensare che anche tutto il resto del nostro apparato digerente è uguale a quello dei frugivori: la lunghezza dell'intestino, la composizione degli acidi nello stomaco, ecc...

In questi giorni sto leggendo un libro che tratta tutt'altro tema, ma sono stata colpita da un passaggio che parla di alimentazione... mi ha molto incuriosita ed è da questo che m'è venuta voglia di informarmi meglio. Il passaggio che dicevo è troppo lungo per essere copiato, perciò vi posto il link di un video dove potete leggerlo, se ne avete voglia: La scienza sacra

Stavolta vi lascio da fare i compiti per casa! Fate un po' una ricerca online sulle lunghezze degli apparati digerenti delle differenti categorie animali, compresa quella umana... oppure andate a cercare informazioni sui diversi acidi gastrici... o guardate le foto delle dentature... vi garantisco che vi stupirete!!!
Non lo faccio io per voi, soltanto perché in questi giorni sono ricoverata a Careggi, dove ho fatto il secondo intervento al seno... e con il telefonino e l'app di Blogger non potrei condividere adeguatamente queste informazioni. :o(

(A questo punto apro una lunga parentesi, perché ne vale la pena. Ho fatto fatica a spiegare la mia alimentazione agli infermieri dell'ospedale e ovviamente sono dovuta scendere a compromessi: qui esiste il menù vegetariano, ma quello vegano non sanno nemmeno che cosa sia, quindi rimando indietro tutto quello che contiene proteine animali... di roba integrale poi nemmeno l'ombra, me la sono portata da casa! Comunque qui io sono arrivata con una TAC completamente negativa dopo la chemio, ho smaltito l'effetto dell'anestesia in poco più di mezz'ora dopo l'operazione... e dulcis in fundo, non sto usando la morfina, prevista per il mio post-intervento, perché non ho dolore e non ne ho bisogno. Guardandomi qui intorno, mi pare di essere un po' un'eccezione... seguirà ovviamente un articolo a parte, dove parlerò di tutto questo, non appena tornerò a casa e conoscerò in completo tutti gli esiti degli esami fatti... contateci! Adesso comunque mi aspetto solo di sentirmi dire che pure la mia ripresa è stata da record e poi avrei fatto bingo!!! Ovviamente nella mia testa sto paragonando questa operazione, ben più complicata e lunga, con la scorsa che a confronto era una baggianata: beh ricordo che sono stata mille volte peggio l'altra volta... e l'unica cosa che ho variato nel frattempo, è l'alimentazione. Prima di pubblicare l'articolo, studierò bene per vedere se le mie sensazioni sono corrette, ma così su due piedi mi viene da pensare che essere vegana mi abbia aiutata di nuovo!)

Ultima cosa, tornando all'argomento principale: pare che i frugivori si nutrano non solo di frutta e semi, ma anche di piccoli insetti, soprattutto quando il loro stato di salute richiede certi nutrienti...
Questa cosa l'ho letta tempo fa sul libro di Aida Vittoria Eltanin "La salute di Eva" e adesso non ho potuto fare a meno di fare un collegamento di idee: i bambini piccoli istintivamente portano alla bocca piccoli insetti con il desiderio di mangiarli... mia mamma ancora ci racconta di quando ai miei fratelli o a me, da piccolissimi, ha tolto di bocca dei vermi o degli scarabei!
Da quando ho letto questa cosa sugli animali frugivori, mi sto chiedendo se non sia davvero nella nostra natura arcaica, alimentarsi anche di insetti, in fondo moltissime tribù non civilizzate, si alimentano ancora oggi così...
Sì, però... CHE SCHIFO!!! Io direi che forse è meglio restare vegani 100%, eh! ;o)))

- E Dio disse:
" Ecco, io vi ho dato ogni erba che produce seme ovunque sulla Terra
ed ogni albero in cui è il frutto che produce seme:
sarà questo il vostro cibo" -
Genesi, 1-29


mercoledì 1 ottobre 2014

Quanto costa realmente 1 Kg di carne?

Quanto costa realmente un kilo di carne? No, non voglio sapere quanto voi lo pagate al supermercato, voglio sapere quanto lo paga la nostra madre terra.
Qual è il sacrificio che la natura subisce per le nostre scelte alimentari?
Probabilmente non ve lo siete mai chiesti oppure pensavate che l’unico a pagarne il prezzo è quel povero animale a cui è toccato quel giorno. Bhe i numeri dicono tanto altro e credetemi sono notizie tutt’altro che positive :-(
La salvezza del nostro pianeta dipende anche dalle nostre scelte alimentari quotidiane e adesso vedremo perché.
Gli allevamenti di animali destinati all'alimentazione umana sono responsabili dell'inquinamento di falde acquifere e mari, della deforestazione, dello spreco di risorse territoriali, idriche e alimentari e contribuiscono in maniera determinante all'effetto serra e alla fame nel mondo.
Non sto esagerando e adesso vi comunico un po’ di numeri pratici.

Per produrre 1 kg di carne bovina occorrono in media:
- 13 kg di mangime (tra cereali, mais, soia, fieno, ecc.)
- 9 chili di petrolio (per l'allevamento, il trasporto, la macellazione e la lavorazione)
- 15.000 litri di acqua (un bovino da carne beve 50 litri di acqua al giorno; a questi occorre aggiungere quella necessaria per produrre il mangime e quella usata per lavare le stalle e i macelli)

1 kg di carne a sua volta produce:
- 514 litri gas metano (il 20% delle emissioni totali è dovuto agli animali d'allevamento)
- circa 36 chili di CO2 (pari alle emissioni di 180 km percorsi con un'auto media)
- 21,5 kg di feci
- 1 etto azoto (emesso attraverso le feci)
- 0,5 etti di fosforo (emesso attraverso le feci)
- 1 etto potassio (riversati nell'ambiente con le feci)
- 60 grammi di residui chimici (tra pesticidi, antibiotici, anabolizzanti e farmaci vari che attraverso le deiezioni raggiungono le falde acquifere).
- Cibo per circa 6 persone (i cereali che sono serviti a produrlo avrebbero sfamato circa 100 persone)
- 1/16 di proteine rispetto a quelle ottenibili con la quantità di vegetali necessario a produrlo

Il consumo di carne nel mondo sta aumentando vertiginosamente, siamo passati da 71 milioni di tonnellate nel 1961 a 284 milioni di tonnellate nel 2007 (abbiamo quadruplicato il consumo in 46 anni), e se continuiamo così arriveremo a 500 milioni di tonnellate nel 20150. Questi aumenti hanno effetti diretti e devastanti sul costo e la disponibilità di cereali, alimento principe nei paesi poveri.
Gli esseri umani che potrebbero nutrirsi con il grano e la soia attualmente destinati agli animali d'allevamento sono 1.300.000.000.


Il 33% delle terre arabili del Pianeta è utilizzato per produrre mangimi . Il 90% della soia e il 95% del mais prodotti diventano mangime per animali. Sulla base delle previsioni di consumo sarebbero necessari altri 3 pianeti.
Dai valori che abbiamo appena visto qui sopra appare chiaro che è necessario cambiare le nostre abitudini alimentari,  il modo più semplice e concreto per aiutare il nostro pianeta e il nostro futuro. 
Sono le piccole azioni quotidiane che faranno la differenza e la “Federazionedei Verdi” ci da qualche suggerimento pratico:

Sostituendo 1 kg di carne a settimana con proteine vegetali (per esempio seitan, tofu e soia) si risparmiano circa 36 kg di CO2 prodotta dagli animali: in un anno si possono risparmiare dunque ben 1.872 kg di CO2. E a lungo andare significa contribuire in modo significativo a ridurre la piaga della deforestazione e lo spreco di preziose risorse idriche.

Il 99% della carne prodotta proviene da allevamenti intensivi dove gli animali vengono fatti nascere e ingrassare, in condizioni di immobilità e di stress, esclusivamente per diventare prodotti da consumare. Se ogni italiano mangiasse vegetariano 1 giorno alla settimana per un anno, risparmieremmo la vita a ben 12 milioni di animali (esclusi quelli acquatici)!
L'impronta idrica di una persona (consumo reale e virtuale di acqua) corrisponde a 1.500-2.600 litri per un vegetariano, contro i 3.000-5.000 litri per una persona che consuma carne.
 E’ davvero importate che il contrasto al cambiamento climatico “parta dal basso”, cioè da noi!
Siamo noi il motore dell’economia, e sono le nostre piccole scelte di consumo che indirizzano la produzione economica globale.
Quello che acquistiamo oggi è ciò che verrà prodotto domani, quindi la prossima volta che state facendo la spesa chiedetevi due volte quanto realmente costa quel pezzo di carne che avete appena messo nel carrello ;-)


Fonti e Approfondimenti:
Ringrazio Pixabay per le immagini

domenica 14 settembre 2014

Leggere le etichette

Entrare al supermercato, dal fornaio o in qualche altro negozio di alimentari per comprare quello che ci serve, è diventata quasi un'azione quotidiana soprattutto per chi ama consumare frutta e verdura fresche (non è più come al tempo dei nostri nonni che si faceva quasi tutto in casa!)... ma ci siamo mai chiesti se siamo davvero capaci di scegliere ciò che è veramente genuino? Oppure crediamo di comprare qualcosa di sano, ma la nostra è solo un'illusione "pilotata" abilmente dalle pubblicità?

Non mi soffermo nemmeno a trattare il caso di chi acquista solo perché un prodotto ha un buon sapore... non credo che i "golosi fondamentalisti" leggano un blog salutista e, se lo fanno, credo che questo articolo possa addirittura causar loro un attacco di panico! ;o)
Io vorrei rivolgermi a tutte quelle persone che, quando fanno la spesa, hanno il desiderio di curare la loro salute a partire dalla buona tavola, perché purtroppo non è detto che sia così facile o scontato riuscire a scegliere per davvero la genuinità, nonostante si abbiano le migliori intenzioni. L'industria alimentare molto spesso ci convince che certi prodotti fanno bene e che sono naturalissimi, ma l'unico modo che abbiamo per poterci districare dal grovigio di informazioni "truccate" che ci vengono passate dagli spot, è imparare a leggere correttamente le etichette!

Badate bene che non sto parlando della sezione sui valori nutrizionali (quella nella foto qui a fianco, per capirci), ma della sezione sugli INGREDIENTI. Se qualcuno venisse a fare la spesa insieme con me, si accorgerebbe subito di quanto io studi ogni singola etichetta prima di mettere un prodotto nel carrello e di quante volte, purtroppo, il prodotto torni al suo posto sullo scaffale. Se mi guardo intorno al supermercato, però, mi accorgo di essere una pecora nera... tranne pochissime persone, che controllano solo le calorie, i grassi o al massimo la scadenza, quasi tutte le altre comprano senza porsi alcun dubbio ed è per questo che ho pensato che parlarne possa essere utile.

C'è un libro spettacolare che ci può illuminare in proposito, si intitola "In difesa del cibo" (di Michael Pollan) che per chi non ama leggere, viene riassunto dal prof.Berrino in poche simpatiche parole in questo video: Quali-sono-i-consigli-per-andare-al-supermercato. I punti fondamentali sono molto semplici: fate finta di poter fare la spesa insieme con la vostra bisnonna... comprate solo quello che avrebbe trovato in vendita anche lei quando era giovane; leggetele l'etichetta e non acquistate niente che contenga qualcosa che lei non sa che cosa sia oppure che lei non riconosce come cibo; evitate i prodotti troppo elaborati che contengono più di 5 ingredienti; infine sarebbe consigliato evitare i prodotti sugli scaffali, che sono quelli industriali, e optare per il banco alimentare o per i prodotti freschi dell'area frutta e verdura.

Le etichette PER LEGGE sono obbligate a riportare, per ogni prodotto, tutti gli ingredienti contenuti in quantità superiore all'1% e (sempre per legge) gli ingredienti devono essere indicati in ordine decrescente di peso, perciò il primo ingrediente in lista è quello principale, mentre l'ultimo è quello presente solo in piccola parte... viene da chiedersi quanto siano sani tutti quei prodotti che nella lista per prima cosa riportano lo zucchero!

Qualsiasi cosa ci possa promettere la pubblicità, la verità può essere sempre dedotta dall'accurata lettura degli ingredienti. Abbiamo già trattato la presa in giro più classica, quella cioè di definire un alimento "integrale" quando invece è prodotto a partire dalla farina raffinata con l'aggiunta di crusca (in questo articolo: alimentazione-naturale-o-alimentazione-vegana), abbiamo anche già visto come troppo spesso l'industria alimentare faccia un uso smodato del non proprio salutare olio di palma (l'articolo è questo: olio-di-palma-no-grazie), ma non sono solo queste le cose a cui prestare attenzione.

Facciamo una rapida carrellata dei controlli che sarebbe bene fare ogni volta che compriamo qualcosa!
  •     Se vogliamo prendere un prodotto integrale per davvero, la farina integrale DEVE essere la prima farina riportata in etichetta, anzi sarebbe pure meglio se fosse anche l'unico tipo di farina riportata;
  •     Leggiamo bene anche le scritte tra parentesi, sono le spiegazioni di come è composto l'ingrediente che le precede, ad esempio: "Lievito madre (farina, acqua)", oppure il già citato esempio: "Farina integrale (farina bianca 80%, crusca 20%)", che in realtà non è farina integrale proprio per niente!
  •     Attenzione anche ai prodotti sui quali troneggia la scritta "lievitato naturalmente", controllando spesso notiamo che vengono riportati tra gli ingredienti in etichetta, oltre alla pasta acida, chiamata anche lievito madre, o lievito naturale (che si fa solo con farina, acqua e tanto tempo per la naturale fermantazione), anche altri lieviti, batteri lattici e zuccheri, tutte cose utili per diminuire i tempi di riposo. I lieviti chimici se possibile vanno evitati tutti quanti, non ci facciamo fregare da una scritta a caratteri cubitali posta in bella vista sul davanti delle confezioni, quando sul retro c'è scritto esattamente quali aggiunte chimiche ha apportato il produttore... e ricordiamoci che la scritta generica "Lievito" in etichetta è riferita sempre a quello chimico;
  •     Fino al 14 dicembre 2014 (termine ultimo di entrata in vigore del Regolamento Europeo n.1.169/2011) facciamo attenzione alla scritta "grassi vegetali", perché fino a quella data non sarà obbligatorio indicare di quale specifico olio vegetale si tratti e spesso con questa descrizione ci si riferisce a oli tropicali ricchi di grassi saturi, dei quali l'olio di palma è il maggior esponente. In questo caso, per capire se si tratta di un olio vegetale che fa male, può essere utile aiutarsi con la tabella dei valori nutrizionali, nella quale controllare la quantità riportata alla riga, relativa ai grassi, denominata "di cui saturi": se quelli saturi sono in buona percentuale su quelli totali, solitamente significa che l'olio vegetale utilizzato non è di quelli più genuini;
  •     Per chi, come me, ha fatto la scelta vegan, state ben attenti ai derivati animali "nascosti"... spesso c'è il latte o l'uovo o il miele in prodotti quasi impensabili;
  •    Prestiamo attenzione in modo particolare agli zuccheri, pure questi molto spesso presenti laddove uno nemmeno se lo aspetterebbe (perfino nei piselli c'è lo zucchero, come si nota dalla foto qui accanto), ma soprattutto facciamo molta attenzione agli zuccheri camuffati dietro nomi diversi: sciroppo di glucosio, sciroppo di fruttosio, succhi concentrati, maltosio, maltitolo, malto d'orzo o di riso o di mais o di frumento... ecc.
  •     Controlliamo infine anche gli additivi: conservanti, coloranti, addensanti, aromi, ecc. e cerchiamo di scegliere fra i prodotti che non ne contengono affatto. In ogni caso per completezza di informazione (può essere utile sapere come distinguerli), si tratta di tutti quegli ingredienti descritti da un codice alfanumerico, che se inizia con la lettera "E" è riferito a un elemento riconosciuto e permesso in tutto il terrotorio UE (questo riconoscimento però non significa che si tratti di un ingrediente salutare!).
    La distinzione è all'incirca questa:
    - Coloranti da E100 a E199 (del colore se ne può fare tranquillamente a meno, in corpo c'è buio, come si dice in Toscana!)
    - Conservanti da E200 a E299 (meglio scegliere alimenti freschi)
    - Antiossidanti da E300 a E322 (idem)
    - Correttori di acidità da E325 a E385 (perché correggerla?)
    - Addensanti emulsionanti stabilizzanti (da E400 a E495)
    - Infine gli aromi non seguono la numerazione di cui sopra, ma possono essere indicati genericamente sotto la macrovoce "Aromi", possono essere sia sintetizzati in laboratorio (prodotti chimici), che naturali... questi ultimi ovviamente sono gli unici che si possono utilizzare nei prodotti biologici e devono essere sempre indicati specificamente come "Aromi naturali". 
Mi rendo conto che all'inizio tutto questo possa comportare una discreta perdita di tempo ogni volta che si va a fare la spesa (è stato così anche per me!), ma vi garantisco che in poche settimane, non solo questa diventa un'abitudine che non pesa più, ma addirittura visto che conoscerete già i prodotti che hanno passato i precedenti "test", il tempo che impiegherete a fare la spesa sarà pressappoco lo stesso che ci mettete adesso, ma la vostra salute vi ringrazierà!!!


sabato 6 settembre 2014

Olio di Palma? No, grazie!

Vi è mai capitato di controllare le etichette dei prodotti che acquistate? Ad essere sincera io ho iniziato a guardare gli ingredienti solo dopo aver intrapreso lo stile di vita vegano. Prima guardavo i grassi, gli zuccheri, le calorie, ma difficilmente controllavo gli ingredienti.
Quando ho deciso di non introdurre più determinati alimenti nel mio organismo mi sono ritrovata a leggere tutte le etichette dei prodotti che prima compravo ad occhi chiusi. Ho iniziato ad essere molto più consapevole di quello che effettivamente mangiavo e ho iniziato ad indagare meglio su alcuni ingredienti. Uno di questi è proprio l’Olio di Palma.
Ma conosciamolo un po’ meglio. L’olio di Palma si trova in numerosi prodotti alimentari sia dolci che salati, crostini, grissini, biscotti, brioche, merendine, fette biscottate, margarine, creme spalmabili, basi pronte per pizze e torte e moltissimi altri.
Ma non finisce qui, l’olio di palma viene utilizzato anche in cosmesi, prodotti per la casa e come eco carburante. Si tratta di un olio molto versatile e disponibile sul mercato a prezzi molto contenuti rispetto ad altri oli vegetali più pregiati.
Ci sono due validi motivi per iniziare a limitare l'acquisto di prodotti che contengono olio di palma. Da una parte ha un altissimo contenuto di grassi saturi che può raggiungere anche il 80% se derivato dai semi (olio di palmisto) e dall’altro un impatto inquietante sull’ambiente e l’ecosistema del nostro pianeta. Quindi oltre ad essere dannoso per il nostro organismo, è dannoso anche per la Natura e specialmente per gli Oranghi, specie ormai in pericolo per la distruzione di massa delle foreste pluviali.
L’olio di Palma viene prodotto principalmente in Oriente, Indonesia, Malesia ma si è diffuso anche in Africa e America.  L’ingrandimento sempre più diffuso delle piantagioni di palme da olio sottrae sempre più terreno alle foreste, comprese anche antiche foreste pluviali dal valore inestimabile. Vengono così intaccati eco sistemi unici e irripetibili.
La preparazione del terreno per la coltivazione richiede un intervento distruttivo drastico e spesso e volentieri vengono provocati incendi capaci di distruggere ettari di foreste ogni anno contribuendo alla scomparsa di numerose specie animali e vegetali che si trovano private del loro habitat naturale. La deforestazione delle foreste pluviali provoca inoltre un grave danno alle popolazioni indigene che tuttora abitano in esse.
Animali selvaggi come gli Oranghi sono stati trovati bruciati vivi oppure uccisi da armi da fuoco, asce ecc. A causa della deforestazione, negli ultimi 20 anni ne sono morti più di 50.000 esemplari, ma quest’ultimi non sono le uniche vittime, vengono colpiti anche Tigri, Rinoceronti, Orsi, Elefanti e Leopardi.
Gli stabilimenti di piantagioni di palme da olio vengono spesso promossi come portatori di sviluppo nei paesi poveri. In realtà quest'industria ha spesso un impatto devastante sulle civiltà che vivono in questi paesi.
L’industria dell’olio di Palma viene spesso collegato alla violazione dei diritti umani, come lo sfruttamento minorile in aree remote dell’Indonesia dove i bambini sono costretti a trasportare pesanti carichi di frutta e a lavorare ore nelle piantagioni. Queste civiltà purtroppo non hanno scelta e spesso gli indigeni si trovano costretti a lavorare nelle piantagioni.
Alla distruzione delle foreste indonesiane è stato dedicato un documentario muto “Green the film” che purtroppo ha tutt’altro che un lieto fine.
Quello che possiamo fare noi in questo grande quadro è firmare questa causa per togliere l'olio di palma dai nostri alimenti: Stop all'olio di palma nel nostro cibo ed iniziare a controllare le etichette dei prodotti che acquistiamo boicottando tutto ciò che lo contiene.
In Italia purtroppo non è obbligatorio specificare la tipologia degli oli vegetali così troppo spesso l'olio di Palma viene indicato sulle etichette come "grasso o olio vegetale" rendendo più complicato l'identificazione. Posso però aggiungere che se non è specificato il tipo di grasso di cui si tratta probabilmente non è qualcosa di pregiato e salutare altrimenti lo scriverebbero ;)

Io, gli Oranghi, il vostro organismo e tutto l'ecosistema pluviale vi saremo grati se riuscite anche solo a limitarne un poco l'utilizzo. :)


Fonti e Approfondimenti: